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Se una materia diventa infinitamente complessa, si tratta di una complicanza o di una sua evoluzione? – 3°

Sviluppo della fotografia digitale

Vorrei a questo punto chiarire la differenza tra complesso ed evoluto. In qualsiasi spiegazione o studio, è necessario secondo me conoscere la differenza tra complesso e evoluto. Nel capitolo sopra ho introdotto gli archetipi però se andassi ancora in quella direzione complicherei il mio racconto. Creerei una complicanza dovuta allo step troppo elevato nello studio per il momento.

Vorrei arrivare immediatamente a scoprire che la fotografia è geometria, una geometria che racchiude in sé significati archetipici, simbolici, concettuali e soprattutto emotivi, ma rischierei di entrare nel complicato anche per me che lo ho già scritto. Mancherebbero troppe informazioni per chiunque provasse a capire quanto scrivo. Invece ciò che desidero concretizzare con questi articoli, è un discorso costruttivo, sempre in quella direzione, ma costruttivo e senza mai complicanze sempre all’interno del tema “fare fotografia”.

Prendiamo ad esempio la spirale aurea. Nel suo disegno è molto semplice e molto semplice è l’equazione per ottenerla, mentre se guardiamo l’Insieme di Julia osserviamo che con questo gruppo di segni e sue derivazioni, possiamo disegnare qualsiasi cosa esistente a questo mondo. Una foglia, un albero, persino un’onda del mare. Ma tutto ciò è infinitamente complesso nel suo disegno introducendo il concetto di infinitamente piccolo.

Ma quando qualcosa di complesso è in realtà solo una complicanza e non semplicemente complesso? Se io comprendo che l’Insieme di Julia è solo una serie di gruppi disegnati utilizzando l’equazione della spirale aurea, unito al concetto di infinitamente piccolo, non ho una complicanza ma solo una cosa complessa da risolvere perché ho abbastanza informazioni per comprenderla. E questa non sarebbe una complicanza perché non mi ferma nel mio lavoro, anzi, mi stimola a scoprire quante migliaia di cose posso disegnare con un semplice simbolo. Diventa invece una evoluzione riguardo la mia esperienza applicativa della spirale aurea.

Per fare un esempio di complicanza invece si può usare l’avvento del digitale in fotografia. Secondo voi il fatto che l’arte fotografica sia diventata digitale, per il fotografo è una complicanza o una evoluzione? Lo stesso paragone lo si potrebbe fare anche al genere umano quando si guarda l’occidente rispetto ai paesi africani.

Tornando all’arte fotografica nel mondo, in realtà la fotografia rispetta sempre le stesse regole. Un artista fotografo non baserà mai la sua arte sulla conoscenza del computer o della fotocamera (escludendo ovviamente le sue funzioni per fotografare), ma la sua arte la usa nel momento stesso in cui guarda dentro il mirino della fotocamera e scatta! Questo momento magico è la sua arte, cioè il saper scattare nel momento, nella posizione e con una luminosità perfetta. Quindi l’evoluzione della fotografia nel digitale, non è una evoluzione per la fotografia, ma una complicanza perché tutti i fotografi hanno dovuto imparare nuove tecnologie. E in questo caso una complicanza assolutamente necessaria poichè fallivano una ad una tutte le case produttrici di pellicole. Semmai si può parlare di una evoluzione delle fotocamere. Nemmeno il fatto che oggi le fotocamere possono scattare migliaia di volte al posto di una sola si può chiamare una evoluzione, perché il vero fotografo sa quando scattare e lo fa solo le volte che gli occorre. L’artista non esegue tanti scatti come il fotoamatore, se ne fa uno o due per sessione è sufficiente perché sa che quelli che ha eseguito sono giusti.

L’arte è rimasta tale dal momento in cui è nata, sono le tecniche, è la tecnologia che si è evoluta. Come dimostrazione di ciò, riesumo un vecchio problema che vi era stato all’inizio del digitale.

Per qualunque fotografo “analogico” è stato un momento umiliante il passaggio al digitale. Purtroppo, come ho gia detto, è stato un passaggio necessario per via della carenza di pellicole. Una volta, prima del digitale, sappiamo tutti come avveniva lo sviluppo in camera oscura. Oggi gli stessi fotografi che inizialmente sviluppavano i colori o il bianco e nero in camera oscura, alcuni di loro non tutti, affermarono che il computer non lo usano e non vogliono nemmeno imparare ad usarlo poiché a questo punto la gente di fronte ad una bella fotografia potrebbe dire che era stata anche foto-ritoccata. Oggi credo si siano tutti adeguati all’uso del computer, non se ne può più fare a meno, anche solo per la dimensione dei files, ma all’inizio del digitale era così. (E comunque solo un occhio esperto è in grado di capire se su una fotografia è stato eseguito foto-ritocco (se il foto-ritoccatore è molto bravo, pertanto chiunque da allora poteva chiamarsi fotografo, nebulizzando anche quel piccolo gruppo di veri fotografi che cercarono di resistere a questo scempio.) Cioè il timore che potesse venire sminuita l’arte del fotografo li spingeva a non impararne l’uso. Oggi i files delle immagini escono dalla fotocamera solo come valori numerici, poi il computer con un calcolo matematico li trasforma in altrettanti numeri ma che il computer questa volta, con programmi tipo photoshop, legge come tre canali luminosi. Rosso, verde e blu. E questo prodotto a questo punto può essere chiamata la vera fotografia originale, in modo simile a quella che usciva su pellicola dalla fotocamera analogica. Quindi c’è un processo che fa il computer di calcolo per tradurre dei numeri in sequenza (a 8, 16 o 36 bit), in canali luminosi e tutto ciò che può essere fatto dopo questo momento con un computer diventa foto-ritocco. Ma non c’è nulla di più sbagliato.

E’ possibile ancora eseguire uno sviluppo della fotografia senza modificare i valori numerici della stessa, senza eseguire cioè foto-ritocco. E’ possibile con una tecnica di photoshop eseguire un secondo sviluppo modificando ciò che si è ottenuto nel primo. Solo che invece di avere a che fare con un software nativo della fotocamera che usa solo valori numerici, uso photoshop che è in grado di modificare la luminosità separata dal colore su tutti i tre canali RGB, senza rovinarli o modificarli. Attenzione, ho detto la luminosità separata dal colore. Sappiamo bene che lo spazio colore RGB contiene tre canali con informazioni colore uniti alla luminosità di essi. Bene, è possibile lavorare solo con la luminosità di questi senza intaccare le informazioni colore. Significa che estrapolando solo la luminosità e giocando con questa è come se io fossi in camera oscura a giocare con i prodotti chimici per sensibilizzare la mia pellicola. Inoltre i colori primari del nostro mondo non sono solo tre, ma otto. Vediamo perché in modo sintetico poi torneremo su questo argomento. Se la fotografia è fatta di tre colori, rosso verde e blu, vuol dire che esistono per forza anche i colori contrari nella fotografia stessa (tutto ciò che esiste in questo mondo ha il suo opposto, lo sanno tutti). Pertanto io posso disegnare uno spazio (perchè ogni colore corrisponde ad una frequenza ben precisa, ma poi approfondiremo anche questo) fatto di sei assi, i tre colori e i loro opposti. Allego un piccolo disegno così per chiarezza.

Guardando questa immagine si possono mentalmente contare quante dimensioni? Quanti spazi contenenti le sfumature dei tre assi che creano ogni volta per otto volte un cubo? Se vogliamo capire di quali sfumature sto parlando, basta prendere tre assi per volta:

1*Rosso = magenta+giallo, 2*verde = giallo+ciano, 3*blu = ciano+magenta, 4*bianco = blu-rosso-verde, 5*magenta = blu-rosso, 6*giallo = verde-rosso, 7*ciano = blu-verde, 8*nero = giallo+magenta+ciano.

Solo in due casi viene come risultato il colore neutro o di luminosità, perchè la differenza tra i colori delle fotografie è uguale al bianco, mentre la somma dei colori di stampa è uguale al nero. Pertanto per tornare al discorso dello sviluppo della fotografia una volta già prodotta, possiamo ancora scomporre la nostra fotografia (solo concettualmente) in 6 cromatismi diversi senza alterare la luminosità, cioè l’esposizione e il gamma di partenza e nemmeno la frequenza che ogni colore possiede. Come? Lo abbiamo spiegato concettualmente proprio un attimo fa! : ogni colore corrisponde ad una posizione nello spazio, quindi ad una frequenza ben precisa. In poche parole faccio il gioco delle tre carte tra colori e frequenze e la mia fotografia cambia radicalmente senza che sia alterata minimamente nell’originale. (verrà spiegato nel punto 2 del corso)

Mi piacerebbe molto che questo concetto fosse compreso dai fotografi e che pretendessero la creazione di un Albo Professionale dei fotografi, visto che non lo hanno mai avuto. Con l’apertura delle frontiere europee, quindi con la concorrenza e con il digitale si è distrutta questa categoria, ma resta una gran bella professione.

Tutto ciò non è foto-ritocco perché non vengono alterate le informazioni colore contenute nei tre canali. Un vero peccato perché mantenendo questa confusione, cioè non affrontando questa complicanza a quel tempo, si è solo contribuito a declassare la categoria. Questo metodo lo ho imparato da colui che viene considerato internazionalmente il padre della correzione colore, Dan Margulis.

(parte mancante a cui faccio riferimento nel punto 2 della introduzione – tecniche di sviluppo con photoshop – la condizione migliore di lavoro per il sensore digitale) *

Vorrei mostrare un esempio di sviluppo fatto con photoshop in un minuto e mezzo. Ogni canale ha il suo grado di luminosità e spesso l’equazione che compie la fotocamera è di equilibrare questa luminosità tra i tre canali colore. Il risultato è che nella fotografia non esiste la profondità. E’ pertanto molto importante saper scattare solo quando c’è una luminosità corretta che impedisce alla fotocamera di eseguire questo equilibrio. L’utilizzo delle luci è fondamentale. Inoltre c’è un altro fattore che sarà sempre un limite per ogni fotocamera digitale e che riguarda la dominante, oltre che l’equilibrio di luminosità. Ma non è questo il momento per parlarne poiché prima bisogna introdurre altre informazioni. Questa è comunque la differenza tra chi intuisce spontaneamente le problematiche della fotografia e diventa un artista e chi invece si accontenterà di photoshop per correggere le proprie fotografie.

Noi partiamo dalla base e vediamo come si può correggere una fotografia sbagliata con phostoshop e come funziona la luminosità dei canali, in modo da comprendere poi qual’è la luce che ci dobbiamo aspettare per poter fare una bella fotografia.

Fotografia in bassa risoluzione creata con una vecchia fotocamera digitale. Quindi gia tradotto in canali probabilmente dalla stessa fotocamera, senza l’utilizzo di un computer come avveniva all’inizio dell’era digitale:

leggi la mia spiegazione

I miei commenti su questa foto a primo acchito sono i seguenti:
1) è piatta, non ha cioè profondità
2) i colori molto probabilmente non sono reali
3) riscontro una leggera dominante (il verde), e manca sicuramente di luminosità.

Di seguito, senza applicare foto-ritocco o correzioni cromatiche di alcun tipo e senza forzare una luminosità generica più ampia, utilizzo le informazioni colore (quindi i suoi canali esistenti con le più antiche funzioni di photoshop) che possiede la fotografia stessa, per fare un nuovo sviluppo senza alterare i tre canali luminosi.

Questo è il risultato che ottengo utilizzando i suoi canali. Ne miglioro la luce, i colori, la profondità ecc… Certo la fotografia presenta comunque dei difetti, tipo il troppo rumore (eliminabile con un filtro), ma questo dipende dalla cattiva qualità della fotocamera. Le fotocamere di oggi non generano quasi più rumore anche con iso elevati. In pratica non faccio altro che eseguire lo sviluppo primario con un metodo in photoshop, ma eseguito in un secondo momento.

Ciò che posso osservare ora del nuovo sviluppo è questo:

I colori sono sono molto più veritieri perchè abbiamo resa più luminosa la dominante verde fin quasi ad annullarla. Dando la giusta luminosità a ciò che sta in primo piano abbiamo creato più piani nella fotografia e questo ci fa godere della sua tridimensionalità. Inoltre rendendo più decisa la luce in primo piano abbiamo disegnato molto meglio le ombre e anche questo favorisce la lettura della distanza tra le colline, la casa e il cielo.

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