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Prendiamo confidenza con lo spazio attorno a noi. Il Punto di vista. – 6

Ed eccoci all’articolo numero 6. Finita la prima serie di 5, arriva la seconda serie di 5 articoli. Premetto che non è facile la lettura di questo nuovo gruppo di altri 5 articoli, se non sono stati letti i precedenti 5. Non perché i primi cinque contengano una conoscenza ermetica, ma perché, come in fotografia, se non si usa il punto di vista corretto (che sono alcune importanti premesse che ho fatto nei primi cinque) tutto perde di significato.

Ora partiamo con lo studiare lo spazio, tutto ciò che sta attorno a noi per intenderci.

Lo spazio attorno a noi ricordiamo che è strutturato in base alla nostra geometria, una unica geometria tridimensionale.

Non viviamo in un multiuniverso, almeno non apparentemente. Cioè quella che vediamo e percepiamo con i sensi del nostro corpo animale, o geometria apparente, quella con la quale abbiamo a che fare ogni giorno è una sola ed è tridimensionale. Questo che sto dicendo è stabilito dai nostri archetipi.

Quindi quello che bisogna fare ora è cominciare a capire come funziona la nostra dimensione, cioè lo spazio che ci circonda, perchè la nostra geometria in sostanza, è fatta così. Ogni volta che disegnamo tre assi nello spazio disegnamo una dimensione. Se io avessi mai visto con i miei occhi una multidimensione o un multiuniverso, probabilmente dovrei disegnarlo con molti più assi in uno stesso spazio. Un multi universo o multi dimensione potrebbe anche essere la convivenza nel medesimo spazio di più dimensioni (ma con energie leggermente diverse) senza che queste si tocchino le une con le altre.

Nel tentativo di spiegare la nostra dimensione, il primo fattore che emerge è che per quantificare un qualsiasi tipo di spazio occorre un punto di vista. Se vogliamo comprendere la geometria di qualsiasi cosa occorre avere il punto di vista corretto. E’ molto importante questo primo elemento. Dico questo perché una dimensione per ognuno è prima di tutto la propria dimensione. Poiché l’etimologia della parola dimensione significa “misurare”, per poter misurare uno spazio ci vuole un punto di vista relativo. Voglio dire che se lo spazio che voglio misurare è la mia casa, vuol dire che la mia casa è la dimensione dove io mi trovo. Pertanto, come insegnano gli archetipi, ogni misura va compiuta considerando la presenza e soprattutto la posizione di un punto di vista. Se io sono dentro la casa misurerò i metri calpestabili, l’area dove io posso respirare. Se invece mi trovo all’esterno misurerò il perimetro, la dimensione completa di muri perché adesso la mia dimensione potrebbe essere tutto il parco che include anche la casa. Non possiamo scindere queste due cose al momento perchè il soggetto ora è la dimensione, non più lo spazio. Lo spazio come dice Einstein è relativo al tempo, ma questo lo vedremo nei prossimi articoli. Per gli archetipi è relativo alla dimensione, una unica dimensione tridimensionale. Ogni cosa a questo mondo ha la sua dimensione, ora vedremo bene perché e ogni cosa la possiamo disegnare considerando le informazioni che abbiamo gia in nostro possesso.

E’ incredibile la quantità di informazioni che nascono e con le quali abbiamo a che fare per via del nostro punto di vista considerando questo concetto. Ad esempio come può essere fatta geometricamente una foglia, una goccia del mare, un fiocco di neve, una nuvola, un fulmine? E’ vero che la spirale aurea costruisce ogni cosa? Sembra complicatissimo ma in realtà se usiamo il punto di vista corretto e quindi se guardiamo quella dimensione, può diventare molto semplice. Come dicevo fondamentale è il punto di vista. Prendiamo ad esempio un fiocco di neve. Se potessimo guardarlo al microscopio che disegno scopriremmo guardando i suoi cristalli di ghiaccio? Vedremmo un disegno simile allo scheletro di molti tipi di foglie che sono così in natura. Questo ci fa osservare che la spirale aurea è simmetrica, cioè riempie due lati opposti complementari, esattamente come se in mezzo di fosse uno specchio.
Se vogliamo comprendere questa cosa andiamo a guardare come è costruito l’insieme di Mandelbrot. Mandelbrot ci insegna che questa geometria possiede una simmetria. Cioè che ogni cosa ha il suo opposto simmetrico. Ma questo non ci basta per descriverci un fiocco di neve. O addirittura una goccia di acqua del mare in tempesta.

Eppure, se cominciamo a comprendere quanto sto dicendo dall’inizio dei miei articoli, analizzando l’Insieme di Julia, possiamo presupporre tra le informazioni che abbiamo in possesso, anche l’esistenza dell’infinitamente piccolo. Cosa significa tutto ciò? Che il nostro punto di vista, se analizziamo l’infinitamente piccolo sarà proporzionato a ciò che stiamo osservando. Io credo che anche gli amici studiosi di fisica quantistica possono confermare quanto sto dicendo riguardo i propri esperimenti di laboratorio. Cioè se il punto di vista è commisurato all’esperimento che si sta facendo, la reazione in laboratorio cambia o diventa comprensibile.

Il punto di vista è relativo a ciò che si sta osservando. Quindi prendiamo l’insieme di Julia e scegliamo tra le sue infinite possibilità l’infinitamente piccolo. Ora prendiamo un fiocco di neve e guardiamolo al microscopio. Se fosse facile riuscire a guardare un fiocco di neve, vedremmo tantissimi insiemi di Manderbrot attaccati assieme che costruiscono il fiocco di neve. Anche la goccia d’acqua, anche se sembra impossibile essendo un fluido, se la facciamo attraversare da un suono, uno qualsiasi, prende la forma di una delle tante costruzione che si possono fare con la spirale aurea. Tutto ciò che esiste segue le stesse regole, dove gli insiemi di Julia sono i multipli degli insiemi di Mandelbrot e gli insiemi di Mandelbrot sono i multipli della spirale aurea in forma riflessa.

Questo modo di osservare in relazione al punto di vista mi fa venire in mente una famosissima regola fisica avente come argomento la relatività. Secondo voi c’è una connessione tra questa regola fisica scoperta da Einstein e la relazione tra un punto di vista e i multipli della spirale aurea? C’è sempre un punto di vista realtivo?

Approfondiremo più avanti la regola fisica, adesso mi basta sapere che se voglio analizzare lo spazio attorno a me, posso accontentarmi di analizzare lo spazio relativo alla mia dimensione per avere delle osservazioni costruttive e complete. Cosa voglio dire con questo? Voglio dire che se io analizzassi la dimensione delle galassie con il sistema solare, sarei veramente fuori portata non avendo nessuna possibilità di sperimentare personalmente questa cosa. Rimarrebbe sempre e solo teoria. Molto probabilmente il mio esperimento sulle galassie senza di me coscienza in tempo presente sarebbe destinato a fallire. Idem con l’infinitamente piccolo. Posso si, usare un microscopio, ma sarebbe una esperienza comunque indiretta. Non è la mia dimensione per cui devo usare uno strumento tecnologico che per me diventa una variabile incontrollabile se non ne conosco bene i limiti. Dimensione in senso relativo. Altrimenti finisco nell’infinitamente complesso e resterei nel dubbio di aver fatto tutto nel modo giusto. Ed è l’ultima cosa che mi serve adesso.

Pertanto resto nel mio spazio relativo, che come dice Einstein è curvo per via della presenza di un campo energetico o magnetico attorno ad ogni corpo che si adatta attorno al corpo a cui appartiene e lo contiene come un bozzolo di una farfalla. Ogni corpo ha il suo spazio quindi, la sua dimensione creata dal suo campo gravitazionale o energetico o magnetico (non ha importanza ora la natura della energia che lo racchiude, ha importanza che esiste e che si tratta di una qualche forma di energia). Pertanto posso considerare che questo mondo sia fatto di tanti piccoli mondi o tante piccole dimensioni dove ognuno ha la propria che si arrotonda attorno a se. Guarda caso noi possediamo un campo energetico attorno al nostro corpo e quando qualcuno si avvicina a noi troppo, entra dentro al nostro con il suo e questa unione di campi energetici si trasforma in una condizione o in uno stato di intimità. Oggi nelle città ad esempio sui mezzi pubblici si avverte questa condizione con un notevole fastidio, ma nello stesso tempo è ciò che da gioia ad una coppia quando vogliono condividere lo stesso spazio. Incredibilmente e senza che ne creiamo un significato (ne abbiamo gia creati troppi a riguardo), avvertiamo questa presenza altrui dentro al nostro campo energetico e tutto ciò ci fa reagire in senso positivo o negativo subordinatamente a quanto ce lo aspettavamo e a quanto era desiderato o indesiderato.

Per caso non riuscite a comprendere perchè il vostro gatto si comporta in modo dispettoso? Oppure non capite che cosa stia nascondendo vostro figlio riguardo la scuola? Entrate gentilmente nel suo campo energetico e state li ad osservare, da molto molto vicino. Improvvisamente vi sarà tutto più chiaro e non lo vedete con i vostri occhi, ma con i suoi. Per inciso, ci sono diversi strati nel nostro campo energetico, quello delle emozioni è lo strato più vicino al corpo. Se volete capire cosa prova qualcuno senza che vi sia detto, bisogna avvicinarsi fino a quel punto. E’ un po’ come violare una cassaforte, se questo non è voluto, quindi attenzione, se non lo si fa in modo corretto si possono avere reazioni violente.

Ecco perché i veri fotografi che fanno reportage cercano di vivere quello che stanno fotografando. Lo capite insieme a me ora? Che dispiacere sapere che un fotografo famoso magari, testimone di vari conflitti a fuoco perde la vita perché voleva stare in prima linea. Certo voleva stare in prima linea e accettava il rischio, per poter cogliere l’attimo, si, ma soprattutto leggere nella dimensione che i combattenti vivevano per poter fare un racconto veritiero. Queste sono le opere d’arte. Il fotografo entra nella dimensione che vuole comprendere e trasmettere attraverso la fotografia per poter fare un resoconto veritiero e contenente i significati coscienti di chi vive in quella dimensione e di se stesso testimone. Il tutto concentrato nella sua fotografia che guardandola ci trasmette tutte le emozioni del momento.

Alla fine ho fatto tutto questo discorso per introdurre il punto di vista nella fotografia. Il punto di vista del fotografo, in base alla sua posizione rispetto al soggetto e alla tridimensione che sta fotografando, legge ciò che vede in mille modi possibile. Ma nella sua arte sicuramente individua quello giusto per quel momento per dare dei veri significati coscienti alla fotografia che sta creando.

(parte mancante a cui faccio riferimento nel punto 2 della introduzione – Punti di vista e significati archetipici, close-up o intimità con il soggetto? Punti di vista e tridimensionalità nella fotografia)

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