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Chi sono io

Qualcosa su di me

In questo mondo, in questa vita, ognuno è fatto a proprio modo. C’è la persona allegra, quella che sta tanto con gli amici, quella che si isola, quella a cui piace stare con tutti i parenti, quella a cui piace viaggiare, o quella che non esce mai di casa. E’ un mondo vario e colorato, ed è bello proprio perché non siamo tutti uguali. Il bello di tutto questo, quando non cediamo all’abitudine di giudicare, è che si vive insieme e, anzi si gode della varietà altrui per divertirsi, comunicare, scambiare opinioni e spesso usare gli esempi altrui per crescere. Ciò che ci distingue veramente è la nostra capacità di essere positivi e quindi di trarre sempre da ciò che si sperimenta una lezione per la vita.

Questa è la prima attività di ogni giovane: il desiderio di crescere, capire, imparare e sperimentare.

Spesso quando si è ragazzi ci si fa una idea di quello che potrà essere il nostro futuro, ma il più delle volte si scopre con gli anni che era una visione decisamente fantastica o del tutto diversa rispetto a ciò che si è realizzato veramente. Molto conta l’intraprendenza personale, la capacità innata di relazionarsi con le persone che ti offre, o ti toglie, se non ce l’hai, la possibilità di incontrare le persone giuste che ti permetteranno di fare una carriera lavorativa soddisfacente. Quando si è giovani si ha solo quello a cui pensare, devi solo fare attenzione a prepararti per la vita. E a tutto questo ovviamente bisogna aggiungere una buona dose di fortuna per avere successo.

In realtà, a volte hai la fortuna di poter pensare solo a questo e dipenderà dal tuo impegno il successo che avrai nella vita. Altre volte invece hai la sfortuna di dover pensare a molte più cose per le quali non sei pronto se i tuoi genitori, vedendo che non sei pronto, ti aggrediscono perché in te vedono le loro inabilità e la loro amarezza, il loro non essere stati pronti alle situazioni che hanno vissuto nella loro vita. A volte invece i tuoi genitori neanche si accorgono che non sei pronto per ciò che stai vivendo e in entrambi i casi rimani da solo a dover risolvere ogni cosa. Per questo gli errori che farai da li in poi, nessuno sarà in grado di contarli.

Stop! Adesso fai una pausa e vai a guardare un po’ di IMMAGINI. A parte gli scherzi, non vorrei ti annoiassi troppo con questa pagina !!

Per tutta la vita mi ricorderò il mio primo giorno al liceo scientifico. Eravamo tutti fuori dalle porte che non si decidevano ad aprire, ma tutti i ragazzi delle classi superiori mi sembravano diversi da me, completamente. Per me era un mondo nuovo, sognavo di diventare un ricercatore, un ingegnere di qualcosa, sognavo una vita di successo in mezzo a numeri, formule, e computer complicati. Al contrario gli altri si erano già adattati a quella scuola che ci avrebbe fatto diventare degli adulti preparati ad affrontare ben altre situazioni nella vita. Era il 1976 e quello che avrebbe dovuto essere un anno di cambiamento ed esperienza nuova, fu invece il primo anno di occupazione politica giovanile del liceo statale dove ero iscritto. Le ripercussioni del 1968 non erano ancora finite, per sfortuna mia, e di sicuro non ero preparato per sopravvivere a quel caos dentro la scuola. Ricordo che quell’anno ho visto la mia classe ben poche volte e non ero in grado di capire perché un liceo scientifico lasciasse in mano a ragazzi ovviamente inesperti, che avevano più o meno la mia età, la possibilità di giocare a fare i grandi politici, e quindi la totale gestione del programma scolastico. Non ero in grado di affrontare quei ragazzi per capire l’utilità di quello che stavano facendo e non ero in grado di scegliere per me cosa sarebbe stato giusto fare in quell’esatto momento. Fui frenato dal parlarne con i mei genitori perché quella scuola l’avevo scelta io. Fu così che frequentai molto di più una libreria dove mi rifugiavo, della mia classe. Le mie domande riguardo la vita cominciavano a uscire dalla mia testa a fiumi, non le contenevo più e in quella libreria comprai ogni genere di libri nel tentativo di trovare le mie risposte.  Portavo a casa tutti quei libri che leggevo più in libreria che a casa, ma i testi scolastici non riuscivo nemmeno ad aprirli.

Così, tra l’imbarazzo per non sapere cosa fare e le difficoltà a relazionarmi con quel mondo politico e di movimento che per me era totalmente sconosciuto, i primi due anni di liceo scivolarono via senza che me ne accorgessi, nel più totale disinteresse da parte dei miei genitori. Promuovevano tutti con il 6 politico anche se non avevi la minima preparazione, ma il terzo anno arrivò la mazzata. Non essendomi preparato nei primi due anni, il terzo fui bocciato ed entrai in depressione. Solo in quel momento capii che avevo preso una brutta fregatura e non ero stato pronto a superarla. Tentai di rifare il terzo anno ma la depressione dentro cui ero caduto non mi permise di avere forza sufficiente per superare anche l’imbarazzo di essere ripetente. A quel punto mio padre, per la prima volta nella sua vita mi parlò e mi chiese se volevo iscrivermi alla scuola che aveva fatto lui: ragioneria. La scuola per me più insignificante che esistesse al mondo. Ma il fallimento che sentivo per la mia vita, per aver gettato via il mio futuro, mi fece adattare anche a quella insulsa scuola e mi diplomai. Non so perché ma quando si è giovani si percepisce tutto potenziato e per me, aver perso l’occasione di frequentare il liceo, equivaleva ad aver gettato via il mio futuro. La mia vita mi pareva già finita.

Riuscii a diplomarmi con quel poco che sapevo dalla terza liceo e iniziai a lavorare come ragioniere. Ero entrato nel mondo dei numeri, non nel senso che scrivevo solo numeri, ma perché come impiegato ero diventato un numero, tutto il giorno sempre sulle stesse cose e non erano quelli i miei ideali.

Io desideravo fare qualcosa di scientifico, mi piaceva la matematica, la fisica, l’astronomia, ma piuttosto che i numeri e le calcolatrici ripiegai dopo pochissimi anni su un lavoro creativo: la grafica 3D.  Studiai un programma di grafica 3D abbastanza complesso, ma quando compresi che non si poteva produrre un oggetto creato con il programma che avevo scelto, cambiai e mi spostai sui computers e sui server web. Fu un giocare al ribasso nello sforzo di trovare un lavoro che mi piacesse. Successivamente mi spostai sulla fotografia e il foto ritocco e la grafica in generale… Ma avendo perso la possibilità di diventare una persona di successo, mi dovetti adattare al lavoro impiegatizio, creativo o non creativo che fosse. Come impiegato mi sentivo un numero,  e la mia vita diventava una conseguenza del lavoro impiegatizio che avevo. Come mio padre mi alzavo tutte le mattine per andare al lavoro, da dove uscivo sempre tardi perché la tendenza alla propiziazione dilagava fra i dipendenti e, per non fare brutta figura,  rimanevo  fino a tardi come tutti, nella speranza di ricevere quella famosa pacca sulla spalla invece di due soldi in più che avrebbero dovuto pagare regolarmente in busta.

Poi succede che arriva il fatidico momento in cui qualcun altro, ancora più furbo, permette a chiunque di considerarti troppo costoso per le esperienze acquisite, ma anche troppo vecchio per essere in grado di apprendere cose nuove. Così, diventi improvvisamente inutile e ti ritrovi a casa senza più un lavoro, consapevole di aver preso solo calci in faccia ed aver unicamente consumato te stesso in questo gioco al massacro dentro cui sei dovuto entrare.

A questo punto mi sono detto che questa era la volta buona che avrei iniziato a lavorare per me, ma non avevo idea che fare il mio lavoro da libero professionista potesse essere così difficoltoso in quel momento. Non ne avevo idea poiché non conoscevo che nel mio campo lavorativo altri paesi non solo Europei facevano una concorrenza spietata e molte volte scorretta dentro il nostro territorio. L’ingresso del mio paese in Europa aveva messo in crisi gran parte dell’economia, si doveva solo capire in quel punto come “girava il quel momento il fumo”. Il voto per Trump, il no a Renzi, furono momenti decisivi per farmi comprendere che solo attraverso un social si potevano trovare tutte le notizie importanti su ciò che veramente accadeva, notizie che non si trovavano nei canali ufficiali del mio paese. L’unico canale di comunicazione, il cuore pulsante in cui batte il tam tam della vita (Italo Benedetti), era il mio collegamento a internet.

Ho così indagato attraverso la rete e ho scoperto un mondo. Esiste una economia in fase di studio totalmente nuova. Nel momento in cui raggiungerà il punto di rottura, ci sarà una nuova era economica per l’Europa (sto parlando della BlockChain). Mi sono state chiare le politiche europee e mondiali sull’ondata di immigrazione, sulle bugie sulle banche, sui rapporti tra America e paesi che possiedono il petrolio, ecc. ecc. Ho scoperto un marketing totalmente diverso da quello tradizionale (inbound marketing, funnel marketing, mail marketing, ecc.). E soprattutto molte soluzioni per portare la mia professionalità acquisita dalle agenzie al mondo digitale. Ho quindi deciso quale sarebbe stata da quel momento in poi la mia missione per tutti quelli come me che si erano rassegnati ai calci in faccia dalla vita e dal mondo del lavoro. La mia missione è di aiutare coloro che sono rimasti spiazzati dagli ultimi cambiamenti della nostra società, che sono in difficoltà con il proprio lavoro, con il proprio negozio, con la propria attività; insegnar loro cosa può dare il web e dar loro una mano in modo pratico a trasformare le loro delusioni in abilità attraverso il mondo digitale. Un nuovo mondo che probabilmente ci permetterà di lavorare fino a tarda età con poca fatica, magari permettendoci anche di viaggiare e scegliere di mettere al primo posto la nostra vita, al secondo il lavoro.

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