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Se facciamo una esperienza con il food – 2°

Fotografia, Food, Esperienza e Archetipi.

(Esempio pratico e di come verrà applicata la parte due del corso.)

Per poter parlare di Fotografia dobbiamo necessariamente parlare anche di disegno, e quindi di segni e simboli e di conseguenza di simbologia di ciò che viene fotografato.

I simboli nella nostra storia venivano generati dai popoli e poi usati dal nemico di quei popoli che ne cambiava il significato con l’intento di annullare tutte le credenze, le tradizioni, la cultura dello stesso popolo. Ci sono molti simboli che inizialmente nascono con un significato per poi prendere il significato opposto. Oggi se usiamo un simbolo generato nella storia, rischiamo di credere che questo abbia un significato quando invece potrebbe essere stato generato con un altro significato tutto all’opposto. Questa cosa non è da sottovalutare in quanto le memorie restano, non si cancellano. Anche se ci illudiamo di coprire qualcosa con un aspetto nuovo, ciò che c’era esisterà sempre con le sue memorie. Facciamo un esempio di memorie che non si cancellano. Ho visto alcune cliniche psichiatriche (non personalmente fortunatamente) fatte diventare degli alberghi o degli ospedali, delle locations del tutto diverse. Ma poi la gente che ignorava la storia di quel posto magari ci andava in vacanza, oppure per lavorare e inspiegabilmente stava male.

Questo accadeva e può ancora accadere perché le memorie di ciò che era stato vissuto in quello stesso posto in passato, rimangono impregnate nei muri, nel pavimento, nelle cantine, anche nel terreno stesso e quelle persone sensibili ne possono andare effetto. Non ti è mai capitato di sentire lo stato d’animo che ti genera un luogo dove abitualmente non vivi? Ciò che si può provare è tutto ciò che hanno vissuto le persone che sono state li prima di te.

Facciamo invece un esempio di simbolo innocuo. La chiocciola degli indirizzi e-mail. Originariamente nasce in antica Grecia per indicare l’Anfora, nel suo valore specifico di unità di misura, peso e capacità. Poi venne usato nel sesto secolo dopo Cristo con il significato di: “al tasso di” tra i mercanti veneziani. Infine l’ingegnere Ray Tomlinson decise di usarlo con il significato di “presso” negli indirizzi e-mail di Arpanet. Vedete quante volte può essere cambiato il significato di ogni simbolo esistente al mondo?

Pertanto usare i simboli può essere molto controproducente, di qualsiasi simbolo si stia parlando. Anche i simboli più generici possono non piacere. Perciò in fotografia non bisognerebbe mai usare questi che hanno un significato completo usato dagli uomini nella storia. Però possiamo distinguere questi simboli che hanno un loro significato storico, da quelli che servono per definire un concetto nel quotidiano. Cosa intendo dire con questo? Prendiamo ad esempio il disegno stilizzato di una figura femminile. Le donne, non so se te lo sei mai chiesto il motivo, hanno l’Omero che non è in linea retta con il Radio e l’Ulna come invece hanno gli uomini (non sempre). Simbolicamente un braccio “storto” in quel modo che è unicamente femminile, ci richiama simbolicamente il significato di femminilità, graziosità, fragilità, ecc. ecc. e unito ad altri elementi simbolici del corpo femminile, come il bacino più largo rispetto alle spalle, completa un concetto importante. La donna genera dei figli pertanto il braccio ha quella forma per seguire correttamente la propria silhouette femminile. Ma la cosa più importante è sottolineare che oltre al significato concettuale c’è attaccata la sensazione, l’emozione che ad un uomo questo genera. Ovviamente non sto parlando di ormoni ora ma di affinità mentale solamente. Nel caso invece avessimo parlato del disegno stilizzato di un uomo sarebbero le donne ad accorgersi di questo secondo sottile fattore. Un altro esempio potrebbe essere una fotografia di una persona presa da molto vicino, così vicino che si vede solo uno e pochi altri dettagli. Simbolicamente la vicinanza ristretta equivale all’avere il diritto di occupare lo stesso spazio di una persona diversa e questa cosa si chiama avere intimità. Nessuno te lo racconta, ma guardando una fotografia di questo tipo già ci si sente in intimità con quella immagine fotografata.

Ecco questi sono significati simbolici innocui che invece DEVONO essere usati in fotografia perché aiutano a costruire dei concetti e dei racconti importanti.

Un concetto è fatto di significati, simboli, dati e da che esistiamo la nostra vita è basata sui segni, sui simboli. Noi impariamo, leggiamo, ci esprimiamo basando tutto su questi segni. Fin dai graffiti dentro le caverne, ad oggi che guardiamo dei piccoli segnetti neri su un fondo bianco mentre scriviamo sul computer. Ma esiste qualcosa ancora più primordiale dei segni? Si, gli Archetipi.

Bisogna partire sempre dall’origine di ciò che si vuole comprendere e quindi proviamo a partire necessariamente dagli archetipi di ogni cosa. Cosa è un archetipo? In sostanza è solo l’idea di qualcosa. Non possiede ancora un significato, non ancora, e non è nemmeno un segno, non ancora, ma possiede l’idea di come deve essere quella determinata cosa. Un gruppo di archetipi è come se fossero il sistema operativo di un computer. Tutto ciò che è compatibile con esso, funzionerà e sarà accettato dal computer. tutto ciò che non lo è verrà bollato dal nostro cervello come sconosciuto.

Tutto ciò che conosciamo di questo universo in cui viviamo è registrato nella nostra mente o nel nostro sistema operativo, sotto forma di idea di come deve essere ogni cosa e queste idee primordiali le abbiamo chiamate archetipi appunto (definizione che si trova abbondantemente in internet e su qualunque dizionario). Per spiegare il loro significato e per far comprendere cosa centra tutto questo discorso con la fotografia posso utilizzare il food come esempio.

Quali sono le idee di food commestibile, qualitativamente buono e appetibile?

(questa sarà l’unica volta che faccio un esempio pratico per dimostrare la teoria nel punto 1 di questi articoli, poi la dimostrazione di ciò che dirò sarà sempre e solo nel punto 2)

Usando il food come esempio, posso stabilire se posseggo già nella mia mente una idea di cosa sia il food appetibile? Se invece cerco di cibarmi di un food non adatto agli umani, potrei giudicarlo come elemento non riconosciuto?

Per dirlo in maniera diretta, vediamo quali sono gli archetipi riguardanti la fotografia di food.

Beh innanzitutto deve essere molto saturo come colori. Qualsiasi altro colore non vivace corrisponderebbe all’esatto contrario di ciò che costituisce una idea di food appetibile. Se guardiamo del salmone affumicato con i bordi di colore verde, cosa sappiamo senza che nessuno ce lo spieghi? E’ ovvio che quello non è un prodotto fresco e commestibile, ma un prodotto che si è ammuffito. La muffa ha quel colore e per ingestione è molto dannosa.

Poi deve avere molti luccichii sulla superficie, perché questo sta ad indicare che quel cibo è stato appena cotto e quindi, oltre ad avere il grado giusto di umidità, è soprattutto fresco e scivola giù nello stomaco con molta facilità. Se invece guardiamo un pezzo di torta che sembra fatto di legno o di gesso, sappiamo che se anche cerchiamo di mettere la nostra torta nel latte sicuramente resterà a galla e non assorbirà un bel niente nonostante i nostri sforzi.

E infine l’ultimo archetipo riguardante il food appetibile: va molto bene che la luce passi attraverso i toni medi. Cosa significa? Significa che se la luce passa attraverso i toni medi (la luce ha uno spettro, una gamma di frequenze, i toni medi sono semplicemente le frequenze che stanno nel mezzo, se parliamo di istogramma i toni medi sono anche questi al centro dello stesso), quel cibo è soffice, è ancora giovane. Ma che cosa determina esattamente che si tratta di un cibo qualitativamente buono da mangiare? E’ dove la luce passa attraverso i toni medi che i colori diventano ancora molto più saturi. Man mano che la luce non ce la fa ad attraversarlo i colori si spengono senza diventare grigi, o diventano molto meno saturi. Se volete fare una prova prendete una fetta di burro e guardatela attraverso la luce di una lampadina. Oppure una mano, una parte del vostro corpo. Il colore saturo per i nostri archetipi è la vita, è tutto ciò che è naturale é sano.

Chiunque faccia fotografia di food o foto-ritocco di food se non tiene conto di questi semplici archetipi fa un pessimo lavoro. Non si potrebbe parlare nemmeno di significati nella fotografia, perché in questo caso non avremmo superato nemmeno le basi a cui accede l’inesperto. A questo punto, visto che abbiamo provato un cibo che rispecchia gli archetipi registrati dentro il nostro archivio ancestrale (lo possiamo chiamare in mille modi basta che teniamo presente che si tratta di un archivio dove ci sono gli archetipi di tutto il nostro Mondo, DNA, Sistema Solare, Geometria Sacra ecc. ecc. Perché appartengono alla nostra razza), possiamo dare una valutazione, possiamo esprimere una emozione a riguardo. Oppure il tutto potrebbe passare inosservato se noi abbiamo avuto in quell’esatto momento l’attenzione su qualcosa di già avvenuto (concetto su cui torneremo). Cosa significa tutto ciò? Significa che la qualità o la negatività di tutto ciò che viviamo, se appartiene a qualcosa di già conosciuto dai nostri archetipi, viene sottoposto ad una nostra ulteriore valutazione ogni volta e in ogni nuovo momento. Che siano emozioni, considerazioni o significati, forma dentro di noi una esperienza. Questa nuova esperienza sarà riferimento per viverne una successiva, per permetterci di fare le nostre scelte nella vita.

Ognuno di noi è diverso dall’altro per via delle proprie personali esperienze, non per la struttura e nemmeno per gli archetipi, perché anche questi ultimi sono identici in ognuno di noi che vive su questo pianeta. Per questo possiamo descrivere cosa sia una opera d’arte in modo comprensibile per chiunque.

C’è un altro aspetto tecnico di cui tenere conto. Una fotografia viene elaborata con lo spazio colore RGB che ha la qualità di contenere molte più varianti per ogni colore dello spazio colore CMYK che invece viene usato per la stampa. In pratica significa che le foto in RGB possono contenere colori molto, molto saturi, addirittura colori fluorescenti. Attenzione perché una volta che si convertono le foto per la stampa, i colori fluorescenti si spengono e quindi il food ai nostri occhi, invece di accenderci archetipi di freschezza, ci accende archetipi di cibo stantio.

(parte volutamente mancante a cui faccio riferimento nel punto 2 della introduzione – tecniche di correzione cromatica con photoshop per simulare in quadricromia colori fluorescenti per il food – giochi con la luminosità separata dei colori – quanta luce occorre per fotografare il food?) *

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